Città di Mantova
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Cenni storici

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Wednesday 09 February 2005

L’edificio attualmente sede della Biblioteca Gino Baratta, era in origine sede dell’Ospizio di Sant’Antonio e successivamente, dal 1872, del macello comunale, ampio complesso architettonico ideato e realizzato dall’architetto bresciano Giovanni Cherubini.
 

L’antico Ospizio di Sant’Antonio, edificato verso la fine del ‘300  per volontà del capitano di Mantova Guido Gonzaga, è da ricondurre al comune sentire religioso che accomunava autorità civili e religiose,  nell’impegno di prestare ospitalità ai bisognosi e ricovero ai pellegrini.
L’Ospizio con annessa chiesa di S. Antonio fu assegnato in gestione dall’ordine dei frati agostiniani di S. Antonio di Vienne nel Delfinato fino a quando nel 1576, per intervento di Guglielmo Gonzaga e per i cambiamenti intervenuti negli indirizzo della chiesa, non subentrò la confraternita laica della SS: Trinità.
L’Ospedale di Sant’Antonio mantenne in vita la funzione di ricovero  per i pellegrini di passaggio per Mantova, di ospizio per gli orfani e i fanciulli abbandonati  nonché di sede per gli infermi dimessi dall’Ospedale Grande di Mantova fino a che non fu soppresso nel 1786, in epoca Giuseppina, durante la prima fase di chiusura degli ordini religiosi minori.
Dal 1786 quindi  tutto il fabbricato fu acquisito dal Governo austriaco e utilizzato come magazzino di attrezzi e ricovero di truppe di stanza in città, fino a quando il Municipio di Mantova, preso dalla necessità di trovare una nuova collocazione all’antico macello ubicato sul lungo rio tra via Pescheria e piazza Martiri, nel 1870 ne acquistò  la proprietà e  ne decretò il totale abbattimento.

L’architetto bresciano Giovanni Cherubini (1805-1882), giunse a Mantova nel 1842 per insegnare disegno e architettura al  Regio ginnasio, dopo essere stato a Brescia, Milano e Sondrio.
Per la città virgiliana il Cherubini realizzò la Porta Pradella nel 1848, la facciata della casa segnata ai nn.26-27 di Piazza Marconi nel 1849 e  progettò il  prospetto di Palazzo di Bagno nel 1856.
In un ambiente che, come scrive Ercolano Marani, “andava rapidamente decadendo in un clima di povertà provinciale”, Giovanni Cherubini con la progettazione  e la realizzazione del macello comunale realizzò la sua ultima opera di architettura neoclassica.

Dopo il lungo e complesso lavoro di recupero effettuato dall’architetto Adolfo Poltronieri, tra gli anni ’80 e la fine degli anni ‘90, della struttura originaria si conserva solo il cortile principale caratterizzato dai due  corpi di accesso con portico ad archi a tutto sesto, e i due corpi pieni laterali, un tempo adibiti a stalla per i bovini e i suini.

Presso l’Archivio storico comunale sono  conservati i disegni originali del Cherubini del 1872.

La Biblioteca Mediateca Gino Baratta, aperta al pubblico il 18 dicembre 1998, si è proposta alla città come sede di servizi d’informazione innovativi e come sede di collezioni documentarie sui più diversi tipi di supporto  legate alle discipline contemporanee.

Ultimo aggiornamento ( Wednesday 15 November 2006 )