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Cataloghi dei principali fondi

Fondo Giuseppe Tenca
Fondo Luciano Amodio 
Fondo Puskin
Fondo Alessandro Dal Prato
Fondo Ulisse Bresciani
Fondo Luigi Bussè
Fondo Daniele Forini

 

Schede sintetiche dei principali donatori

 

Luciano Amodio (Milano 1926 – Milano 2001), intellettuale

La biblioteca del prof. Luciano Amodio è stata donata dalla moglie Chiara Amodio Robertazzi nel 2003. Luciano Amodio nasce a Milano il 4 febbraio del 1926. Sempre a Milano Amodio compie i suoi studi laureandosi in filosofia all'Università statale nell'autunno del 1952, presentando una tesi su "Lo spirito oggettivo in Gramsci", studio che pubblicherà quarant’anni dopo in edizione privata, arricchito da una “Avvertenza”. Già nel 1944 e nel 1945, per necessità, lavora per alcuni mesi come redattore alla Bompiani, partecipando alla preparazione dell’ancora prezioso repertorio l'Enciclopedia delle opere e degli autori. Nel 1946 si iscrive al Partito Comunista Italiano, da cui come molti altri intellettuali si stacca nel 1956. Nel 1948 aveva rifiutato l’invito, rivoltogli da Gillo Pontecorvo, a entrare nell’apparato del Partito. Nel 1948 diventa dipendente della Banca Commerciale all’Ufficio Studi. Quel posto gli avrebbe assicurato poi per tutta la vita condizioni di buona indipendenza economica e quindi la possibilità di muoversi con piena libertà nei territori della cultura storico-politica e filosofica e di compiervi ricerche e interventi. A documentare la sua fervida e continua attività intellettuale restano alcuni libri e una lunga serie di puntuali interventi comparsi in riviste come "Il Politecnico" di Vittorini, i "Quaderni Piacentini", "Il piccolo Hans" e in altri periodici, maggiori e minori. Luciano Amodio muore a Milano 1'8 ottobre 2001. La biblioteca Amodio è costituita prevalentemente da testi di filosofia e di storia della filosofia. Accanto a questo importante corpo centrale, ricco di alcune migliaia di titoli, ci sono poi due altri settori che rispettivamente comprendono opere di storia e opere letterarie. Una serie di opere di base assicura al fondo di filosofia una buona sezione di consultazione: citiamo, a titolo esemplificativo, le opere di Abbagnano, Gomperz, Robin, Cilson, Hoeifding, Cassirer e il dizionario di Lalande. Opere generali di storia delle religioni, di filosofia orientale e di storia della pedagogia garantiscono a questo solido ingresso nella materia altrettante specifiche integrazioni. Sempre per quanto concerne l’ideale struttura portante del fondo vanno segnalati i molti volumi appartenenti a apprezzate collane come la "Piccola biblioteca filosofica” della Bocca, "Cultura dell'anima" di Carabba, "Filosofi antichi e medievali"e "Classici della filosofia moderna" della Laterza, "Classici della filosofia" della Utet e, della stessa casa editrice, "Classici politici", "Classici delle religioni", "Classici della sociologia", "Classici della storiografia", nonché della Rusconi i "Classici del pensiero". A quest'ultima collezione, per esempio, appartengono i tomi singolarmente dedicati al neo platonico Proclo, a Boezio, a Dionigi Areopagita, a Agostino, alle voci medievali di Alberto Magno, Buridano, Bonaventura, Tommaso d'Aquino, Ockham, Ruggiero Bacone. Figurano, anche, alcuni importanti titoli dei "Classici della sociologia" delle edizioni di Comunità, che naturalmente riportano a autori di tutt'altra epoca. La biblioteca offre ampie possibilità di informazione, studio e approfondimento per tutti i periodi della storia della filosofia. Così per quello greco non mancano, per esempio, i fondamentali studi di Jaeger, Pohlenz, Untersteiner e fa poi spicco, tra vari testi e monografie, un gruppo di titoli concernente Aristotele. Gli interessi storico-teoretici di Amodio si orientavano, peraltro, sull’età moderna e contemporanea e la sua biblioteca ne offre evidente testimonianza facendosi qui particolarmente nutrita di testi e di saggi, fino a raggiungere per alcuni autori un livello di documentazione senz’altro specialistico (ad es. Marx, Engels, Rosa Luxemburg, Lukacs, Gramsci, Nietzsche, Husserl, Kierkegaard e altri). A differenza del fondo di filosofia ora sommariamente descritto, il settore di storia e letteratura, per quanto tutt' altro che esiguo, non presenta carattere di organicità. Completano la sua biblioteca numerosi fascicoli di riviste specializzate contenenti scritti dello stesso Amodio. Meritano d’altra parte attenzione le postille marginali da lui apposte ad alcuni testi.

Associazione mantovana di cultura russa “A. Puskin”

Il fondo è stato donato alla Biblioteca a causa della cessazione dell’attività e dello scioglimento dell’Associazione. E’ composto da circa 500 volumi e qualche rivista, prevalentemente in cirillico, in gran parte di letteratura e grammatica.
Vladimiro Bertazzoni (Mosca, URSS, 1934- ), politico, pubblicista.
Il fondo librario fatto pervenire in più riprese al Comune di Mantova è formato da una raccolta di 1.600 libri in lingua russa e in lingua italiana. Della sezione in lingua russa fanno parte alcune annate di riviste donate a partire dal 1973, tra cui: «Literaturnaja gazeta» (1967-1972), «Junost’» (1967; 1969-1972), «Moskva’»(1968; 1970), integrate nella sezione dei seriali della Biblioteca Teresiana e oltre 800 volumi in lingua Russa, versati tra il 1991 e il 1999, e attualmente in attesa di essere catalogati e inseriti nelle collezioni della Biblioteca – Mediateca del Centro Baratta. Il materiale librario corrisponde a vari campi d’interesse: letteratura classica e contemporanea russa, società ed economia durante il periodo sovietico (le opere complete di Lenin in 35 volumi e una rassegna di discorsi di Gorbaciov 1987-88 in 5 v.), marxismo-leninismo e storia contemporanea. Non mancano, infine, testi sussidiari al fondo per l’apprendimento della lingua russa. L’interesse di Bertazzoni per tutto quanto concerne la cultura sovietica, e russa in particolare, manifestata attraverso l’attività di scrittore e di giornalista pubblicista, è legata al fatto che egli trascorse l’infanzia a Mosca dove nacque da genitori mantovani costretti a emigrare per motivi politici e rientrati in Italia nel 1946, dopo 21 anni di esilio in Francia e Unione Sovietica. Ha svolto per anni anche attività politica nelle file del partito socialista e amministrativa nel Comune di Mantova dove, tra l’altro, ha ricoperto la carica di sindaco nel quinquennio 1985-90. Ha realizzato numerose ricerche su personaggi a volte minori a volte no, tutti comunque da riscoprire: I Dagnini (Mantova 1994), Il tenore Luigi Mari “delizia delle scene”, (Mantova 1996), Cantanti e musicisti mantovani dell’Ottocento in Russia (Mantova 1996), Achille Graffigna 1816-1896: il più prolifico degli operisti mantovani (Mantova, Sometti Editoriale, 1999), per citare le più recenti. Le opere in lingua italiana, composte prevalentemente di testi poetici, letterari e di materiale di interesse storico locale, sono già inserite nel catalogo nazionale di SBN.

Alessandro Dal Prato (Roncoferraro 1909 – Guidizzolo 2002), artista

La biblioteca di Alessandro Dal Prato è pervenuta per lascito testamentario al Servizio Biblioteche del Comune di Mantova assieme al fondo dei disegni, destinato dall'artista espressamente alla Biblioteca Comunale, ove ora si trovano. Al momento del ritiro presso la casa di Guidizzolo, i volumi sono stati contrassegnati da un timbro con l'indicazione del donatore, di cui recano anche l'ex libris (il nome e il ramo di pesco fiorito). Il fondo consta di 2.700 opere circa e di 1.200 diapositive circa in ottimo stato di conservazione, che testimoniano, in visione strati-grafica, delle vicende artistiche cittadine e nazionali da parte di un autore che ha attraversato con la sua attività quasi ottant'anni di vita artistica italiana. Esse andranno ad arricchire le collezioni delle due Biblioteche cittadine. Lo stato di conservazione dei volumi comprova il carattere di biblioteca privata utilizzata solo personalmente e sempre serbata tra le mura domestiche. Non si pensi tuttavia ad una raccolta museificata: il fatto che l'artista ne abbia curato personalmente la descrizione in un catalogo a schede articolato in due sezioni, per autori e titoli e per soggetti, ne fa piuttosto uno dei laboratori della sua riflessione intellettuale e della sua appassionata dedizione alla didattica. Sulle schede sono annotate accuratamente, oltre ai dati bibliografici, le caratteristiche bibliologiche (il formato, la presenza di illustrazioni, il tipo di legatura e il prezzo) e la provenienza delle opere, molte delle quali pervenute in dono. Il soggettario è organizzato per artisti, luoghi, istituzioni, materie e correnti artistiche. Si tratta di una libreria specializzata d'arte, di certo taglio pedagogico e propria di un cuJtore della storia locale. Il fondo consta di libri, enciclopedie, dizionari, monografie su artisti e monumenti, riviste, cataloghi di mostre, guide turistiche e brochure. La ricchissima collezione di cataloghi delle esposizioni collettive mantovane, provinciali, lombarde e nazionali, cui l'artista partecipò in modo militante tra il 1927 e il 1944, e quindi nel dopoguerra, la raccolta dei suoi saggi e delle pubblicazioni di carattere didattico fanno di questo fondo un'implicita autobiografia. In questo senso ancor più viva è l'impressione suscitata dalla cospicua raccolta di diapositive, anch'esse debitamente catalogate e corredate di uno schedario misto per autori e titoli e per soggetti (singolarmente conservato in una bacinella usata per lo sviluppo) e accuratamente archiviate, probabilmente anche per essere immediatamente utilizzabili nel corso delle lezioni. Esse ci restituiscono con immediatezza sguardi sull'attività e gli interessi di Dal Prato, con la sua sensibilità per l'arte nelle sue molteplici manifestazioni, senza discriminazioni tra arte colta e forme spontanee di espressione artistica. Notevoli sono le riproduzioni di piccoli capolavori di bambini in primissima età, che sarebbero andati perduti per sempre se non ripresi dall'occhio perspicace della sua Leica, accanto alle riprese esemplificative della lavorazione dei materiali, alle immagini della campagna mantovana e di luoghi visitati e amati, a monumenti dell'arte o eventi estemporanei, come un'edizione della Biennale di Venezia o manufatti etnici. Tra le opere da lui scritte, oltre al volume che ripercorre la storia della Scuola d'arte di Guidizzolo, di cui Dal Prato fu promotore nel 1935, e quindi animatore e direttore fino al 1972 (A. Dal Prato, Una scuola. Vicende artistiche della Scuola d'arte di Guidizzolo, R&S, 1986), si ricordano manuali di educazione artistica e saggi di didattica, dalla scuola materna alla formazione degli insegnanti, saggi d'arte applicata e sulle cosidette arti minori in riferimento,al mantovano. Ne traspare una cura dell'insegnamento vissuto con la serietà e la passione di una missione. Oltre agli autori fondamentali della storiografia d'arte, Alberti, Leonardo da Vinci, CeJlini, Vasari e Pacioli, figurano nella libreria alcuni classici del Novecento, Berenson, Pietro Toesca, Lionello Venturi, Longhi, Pallucchini, Argan, Ragghianti, Formaggio e Zeri. Le escursioni nel campo della letteratura sono indirizzate ai classici di tutti i tempi.

Alcune note biografiche
Alessandro Dal Prato nasce a Roncoferraro (Mantova) nel 1909, nello stesso anno la famiglia si trasferisce a Mantova. Il percorso scolastico e quello tecnico professionale di Alessandro Dal Prato sono complessi: dall'iniziale apprendistato nel 1922 nella bottega di scultura lignea di Tullio Mistrorigo e dagli studi nella Scuola d'Arte serale di Mantova scaturisce la volontà di consolidare in modo autonomo le proprie conoscenze per conseguire la maturità al liceo Artistico di Brera. In seguito Dal Prato si misura con le varie discipline artistiche, ottiene il diploma di pittura presso l'Accademia di Belle Arti Cignaroli di Verona e la specializzazione in Decorazione pittorica e plastica ali 'Istituto d'Arte di Parma. La padronanza delle tecniche espressive gli consente, nella sua lunga stagione artistica, di muoversi indifferentemente nel settore della decorazione murale, specialmente di chiese, dell'incisione, della plastica e della pittura. La sua concezione dell'arte quale strumento di penetrazione del proprio tempo, della propria storia, affermata nel 1934 in occasione della terza Mostra d'Arte Sindacale Mantovana, sulla rivista "Mantus" ("La profondità in arte non si raggiunge che attraverso una vigile ed oculata scelta di valori della realtà"), spiega anche l'interesse didattico, centrale nella vita di Dal Prato, di cui è ben nota la vicenda che lo porta alla fondazione nel 1935 della Scuola d'Arte Applicata, prima comunale e poi statale, a Guidizzolo. La necessità di essere moderni guardando alla tradizione è l'altro imperativo dell'artista che sin dall'esordio, avvenuto nel 1925 con la personale al Circolo Cittadino di Mantova, e nelle successive mostre sindacali cui partecipa ininterrottamente dal 1927 al 1943, riporta al presente polarità impressioniste e cézanniane, mezze tinte lombarde, luci terse venete, generi come la veduta e il ritratto estranei alla cultura accademica. L'ambiente che Alessandro Dal Prato frequenta è quello degli artisti dell'area cattolica, De Luigi, Lorenzetti, Di Capi, Perina e Donati, che intendono l'arte come strumento di affermazione etica dei valori umani: li esprime una figurazione essenziale, ordinata attorno ad assi plastici e coloristici portanti, come se all'essenzialità della forma potesse corrispondere un rigore morale. A Sandro Bini, ideologo del gruppo, pare di cogliere proprio nello sviluppo dei temi religiosi di Dal Prato una rinascenza della sacralità dell'arte. L'intimismo, la delicata immersione delle figure e dei paesaggi in una luce aurorale, simbolica di una promessa possibile per un'età di civile compostezza e di onesto lavoro, sono cifre che perdurano dagli esordi alla pienezza espressiva di Dal Prato. Egli sostiene, con l'impegno che profonde nella didattica, l'utopia di una fratellanza quasi medioevale: gli artisti devono cooperare per trasformare la società, l'arte è la forma incarnata di questa utopia. La sua adesione nel 1933 al gruppo di Novecento mantovano guidato da Cavicchini, con Resmi, Schiavi, Baldassari, Polpatelli si motiva con la necessità di rendere visibile quella che sembrava la posta in gioco,abbarbicarsi al passato o tentare di rifondare la pittura. Le opere che nascono da questa ideologia fanno avvertire un’ adesione a moduli di severa geometria, con un'aria metafisica calata su una realtà dimessa ma dignitosa, che equivale all’enunciazione e di uno stile di vita. Nel 1938 Dal Prato è nominato fiduciario provinciale del Sindacato Belle Arti per la Lombardia, e in questa veste l'anno seguente organizza la prima mostra di Palazzo Te col proposito di documentare l’arte a Mantova tra Ottocento e Novecento. Sensibile alle nuove esperienze artistiche lombarde, Dal Prato nel suo operare alla luce e alla vibrazione cromatica impressioniste, sfiorando per contatti e idealità il chiarismo dell’alto mantovano, con una pittura che perde in solidità ma guadagna nei timbri delle Velature,specialmente nella rappresentazione dei ritmi stagionali della natura. L'antologica allestita al Palazzo della Ragione nel 1999 dal Comune e dall'amministrazione Provinciale di Mantova riassume la lunga militanza artistica di Dal Prato. Nel 1999 e nel 2000 è incluso nelle due mostre dedicate all'arte mantovana del Novecento curate rispettivamente da Zeno Birolli e da Claudio Cerritelli, nel 2001 una sua opera è inclusa nella ricostituita collezione camerale della Camera di commercio di Mantova.
Muore a Guidizzolo il 16 ottobre 2002. Segnaliamo la mostra postuma che si è tenuta a Mantova, Palazzo della Ragione, 9 - 31 ottobre 2004 con l’esposizione dei disegni 1922-2001 donati alla Biblioteca Teresiana e delle opere inedite 1920-2002.

I relativi cataloghi sono disponibili in Biblioteca:
Alessandro Dal Prato: disegni 1922-2001, donazione alla Biblioteca Comunale Teresiana di Mantova : Mantova, Palazzo della Ragione, 9-31 ottobre 2004 / a cura di Renata Casarin. - [S.l. : s.n.], stampa 2004 (Mantova : Publi Paolini). - 263 p. : ill. ; 24x23 cm. ((Catalogo della mostra tenuta a Mantova nel 2004.

Alessandro Dal Prato: opere inedite 1920-2002 : Mantova, Palazzo della Ragione, 9-31 ottobre 2004 / a cura di Renata Casarin. - [S.l. : s.n.], stampa 2004 (Mantova : Publi Paolini). - 47 p. : ill. ; 24x23 cm. ((Catalogo della mostra tenuta a Mantova nel 2004.
Daniele Forini (Castelbelforte, Mantova 1955 – Mantova 1999) insegnante.

Daniele Forini (Castelbelforte, Mantova 1955 - Mantova 1999) insegnante

Il fondo Daniele Forini donato dai familiari al Centro Culturale Baratta nel 1999 raccoglie i materiali documentari (libri, video, CD musicali e cassette) che Forini raccolse nel corso della sua vita.

Diplomato ISEF, Forini praticò attività sportiva nella “Libertas Mantova” raggiungendo traguardi nazionali negli 800 metri. Dalla metà degli anni ottanta accanto all’attività di insegnante si occuperà di musica giovanile collaborando con diverse associazioni giovanili nella predisposizione di festival, concerti, spettacoli teatrali e serate di cabaret. La donazione si compone di oltre 250 videocassette di film moderni, di circa 1200 CD di musica rock e 487 libri di letteratura e filosofia.

Giuseppe Tenca (Bolzano 1921 - Mantova 1996), direttore ragioneria provinciale dello Stato

La libreria di Giuseppe Tenca fu donata al Comune di Mantova nel settembre del 1996 dal fratello Gino Tenca, perché potesse essere inserita nelle collezioni documentarie comunali e resa fruibile alla cittadinanza. Nato a Bolzano nel 1921 Giuseppe Tenca si diplomò in ragioneria all’età di 19 anni; congedato nel 1945 fu assunto come impiegato alla Ragioneria Provinciale dello Stato di Mantova dove svolse tutta la sua carriera; nel 1975 fu insignito dell’onorificenza di Cavaliere al merito dello Repubblica. Giuseppe Tenca coltivò durante la sua vita un dedizione particolare per gli studi storici ed economici costituendo una biblioteca di oltre 2.000 volumi in lingua italiana. La collezione Tenca comprende numerose e fondamentali opere enciclopediche generali e disciplinari (economia, ingegneria, religione, storia), arricchite da una consistente sezione di monografie che spazia dalla storia alle scienze, dalla letteratura all’arte, dalla storia della chiesa a quella della tecnica, fino alla gastronomia e alla medicina. La donazione, integralmente catalogata in SBN, è accompagnata da un catalogo manoscritto in due tomi, ordinato per editore.

Vladimiro Bertazzoni (Mosca, URSS, 1934- ), politico, pubblicista.

Il fondo librario fatto pervenire in più riprese al Comune di Mantova è formato da una raccolta di 1.600 libri in lingua russa e in lingua italiana. Della sezione in lingua russa fanno parte alcune annate di riviste donate a partire dal 1973, tra cui: «Literaturnaja gazeta» (1967-1972), «Junost’» (1967; 1969-1972), «Moskva’»(1968; 1970), integrate nella sezione dei seriali della Biblioteca Teresiana e oltre 800 volumi in lingua Russa, versati tra il 1991 e il 1999, e attualmente in attesa di essere catalogati e inseriti nelle collezioni della Biblioteca – Mediateca del Centro Baratta.

Il materiale librario corrisponde a vari campi d’interesse: letteratura classica e contemporanea russa, società ed economia durante il periodo sovietico (le opere complete di Lenin in 35 volumi e una rassegna di discorsi di Gorbaciov 1987-88 in 5 v.), marxismo-leninismo e storia contemporanea. Non mancano, infine, testi sussidiari al fondo per l’apprendimento della lingua russa.

L’interesse di Bertazzoni per tutto quanto concerne la cultura sovietica, e russa in particolare, manifestata attraverso l’attività di scrittore e di giornalista pubblicista, è legata al fatto che egli trascorse l’infanzia a Mosca dove nacque da genitori mantovani costretti a emigrare per motivi politici e rientrati in Italia nel 1946, dopo 21 anni di esilio in Francia e Unione Sovietica. Ha svolto per anni anche attività politica nelle file del partito socialista e amministrativa nel Comune di Mantova dove, tra l’altro, ha ricoperto la carica di sindaco nel quinquennio 1985-90. Ha realizzato numerose ricerche su personaggi a volte minori a volte no, tutti comunque da riscoprire: I Dagnini (Mantova 1994), Il tenore Luigi Mari “delizia delle scene”, (Mantova 1996), Cantanti e musicisti mantovani dell’Ottocento in Russia (Mantova 1996), Achille Graffigna 1816-1896: il più prolifico degli operisti mantovani (Mantova, Sometti Editoriale, 1999), per citare le più recenti. Le opere in lingua italiana, composte prevalentemente di testi poetici, letterari e di materiale di interesse storico locale, sono già inserite nel catalogo nazionale di SBN.